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Blue Dragon: Censored
Come anticipato nello scorso articolo vi rendo note le più comuni censure fatte al nostro amato Blue Dragon.
Dopo i vari Dragon Ball, Dragon Dai, Dragon Quest e così via; è palese lo sforzo che sicuramente avrà fatto Toriyama e il suo Bird Studio per concepire il titolo di questo Blue Dragon.
Blue Dragon che inizialmente (per chi gioca come me ai videogame) sembrerà un ennesimo figlio dei vari Dragon Quest e Chrono Trigger (entrambi GdR/JRPG dal character design ovviamente by Akira Toriyama) ma che in realtà vi appassionerà con dei piccoli grandi colpi di scena degni delle più belle sceneggiature mai scritte.
Il protagonista della storia è Shu che nello stile JRPG sarà affiancato da compagni come Marumaru (non umano ma dalle fattezze feline), Jiru e dalle due ragazzine Kluke la guaritrice (tanto per non allontanarci dai Giochi Di Ruolo) e dalla mia preferita Zola la pirata, ognuno di loro ovviamente affiancato da un drago protettore (che detto tra noi sono bellissimi).
Ogni personaggio rappresenta fondamentalmente un valore morale che unito agli altri aiuterà il cammino di crescita individuale che porterà allo scontro finale con lo spregevole tiranno di turno Nene.
Che altro dirvi, spero che questa mia piccola prefazione vi sia stata d’aiuto per capire quanto sia carino quest’anime (ovviamente il bello verrà solo quando lo guarderete); al punto che Mediaset stessa trasmetterà la prima serie di 51 episodi già da quest’Autunno su Italia1 al solito e ve ne è già un’altra pronta in lingua originale di altrettanti episodi, ovviamente è già il marchio di fabbrica di Akira Toriyama che dovrebbe darvi qualche indizio sulla qualità del prodotto, ma il vero must è averlo disponibile (anche se non in pieno) sul nostro mitico DDRadar!!!
Antonio el Lobo
Questa settimana trattiamo un anime molto particolare che nel paese del Sol Levante ha letteralmente SPO – PO – LA – TO anche per la struttura abbastanza originale che lo contraddistingue dalla massa la quale mischia momenti di battute e gag davvero esilaranti ad attimi di profonda riflessione su quesiti dell’esistenza umana stessa.
Dragonball Kai, episodio 3°
Ciao a tutti, scusate il ritardo della recensione ma ho avuto problemi che mi hanno impedito di recensire le puntata, però meglio tardi che mai!
Prometto che da questo momento recensirò le puntate in breve tempo per eguagliarmi agli episodi già usciti (in questo momento sono 6).
Trama(Spoiler allert):
In questa puntata ci sarà una svolta molto importante per la saga di Dragonball, oserei dire che gli episodi successivi a questo sono tutti basati da questa svolta, ovvero la morte di Goku, ma non per questo è la fine di dragonball, perchè le 7 sfere del drago lo possono riportare in vita.
Riguardo all’incontro la vittoria di Goku e Junior è fatale per Radish e aimè anche per Goku.
Praticamente la puntata è basata sull’incontro tra Radish vs. Goku e Junior, quindi una puntata ricca di adrenalina e piena di colpi di scena!
~Toriyama Life~
Da chi si è ispirato il maestro Toriyama per la realizzazione di Dragonball?
Toriyama a quel tempo si ispirò a un romanzo cinese di fantasia “viaggio in Occidente”
Difatti Goku nella prima bozza era tale e quale a una scimmietta con nel volto lineamenti da umano (come il protagonista del “viaggio in occidente”), successivamente goku fu umanizzato ma per ricordare sempre una scimmia li inserì la coda.
To be continued…
Ora vi lascio alla puntata,
Ciao alla prossima
Fungo
(La qualità non è HQ, perchè megavideo le adatta ad una qualità standar, percui è consigliabile scaricarla dal database)
Recensione: Nabari No Ou
Mi presento, sono Antonio el Lobo e volevo ringraziare lo staff di
per avermi offerto l’opportunità di avere un mio piccolo spazio da opinionista sugli anime del momento con la speranza che voi possiate gradire… ma comunque bando alle ciance e iniziamo sin da subito!
Dall’omonimo manga di Yuhki Kamatani (giovane mangaka che debuttò proprio con quest’opera uscita nel 2004 su un settimanale), poi raccolto in volumi e pubblicato da Square Enix (colosso giapponese nato quasi inaspettatamente nel 2003 dalla fusione di due delle più vigorose e attive su ogni fronte compagnie nipponiche fondamentalmente specializzate nella produzione di videogames, per l’appunto, Square Soft e Enix); nasce la serie animata in 26 episodi di Nabari No Ou; anime che nonostante alcune piccole carenze è riuscito a richiamare a sé l’attenzione del grande pubblico di appassionati otaku e non; coinvolgendo ovviamente anche IL pubblico italico.
Italiani ai quali è stata proposta con decorrenza settimanale ogni martedì su MTV la versione curata da Dynamic Italia.
Avendo fatto questa piccola prefazione proverò a esporvi senza troppi fronzoli i punti carenti e (ovviamente) i molteplici punti di forza della serie da me notati…
Sin dai primi episodi (disegnati in modo eccellente) avvertirete un senso di “minestra già assaggiata” (con qualche ingrediente mancante e qualche altro diverso) che in un certo senso proseguirà per tutto l’anime anche se in modo più attenuato.
E già, perchè la nota più dolente, appunto, consiste nella data di produzione che rende il tutto obbligatoriamente paragonabile alla vastità di materiale pubblicato precedentemente. E la presentazione di molti (quasi tutti) i personaggi che sfruttano clichè già utilizzati non aiuta di certo.
Esempio veloce e lampante (rispetto a molti altri) potrebbe essere lo shinrabansho stesso; potere immenso sul quale ruotano gli eventi di tutta la storia: tutti bramano quel potere e i “cattivi” vogliono estirparlo dal corpo di colui che lo possiede ad ogni costo (mi suona familiare…), tenendo in conto che il “contenitore” del suddetto potere
possa discuterci dentro sè ed evocarlo in casi di estrema urgenza (almeno hanno avuto la cortezza di non fargli uscire code dal sedere!), ovviamente con tanto di terzo interlocutore che arriva a placare l’Incontrollabile (questa l’ho già vista in Evangelion, o forse in Naruto o in altre milioni di serie?), queste le somiglianze con l’anime più in voga del momento Naruto tanto per far sì che tutti abbiano un’idea.
Ma se volessimo approfondire l’argomento troveremmo molte più similitudini con altre serie!
Già da subito il protagonista Miharu Rokujo ragazzino gracile e dai tratti femminei, cresciuto senza genitori dai nonni; rievoca uno Shinji Hikari di Evangelion, ma che al contrario del predecessore viene di gran lunga meno “scansionato” (anche perchè a quel punto sarebbe aumentata la somiglianza), il quale infatti non riesce a spiegare al pubblico (e anche a spiegare a se stesso visto che fa il contrario!) questa volontà “insensata” di rimare estraneo ad ogni cosa e specialmente di rimanere indifferente a quel mondo ninja, che pulsa dentro al mondo della vita quotidiana, che è Nabari!
Questo e tanto tanto altro, come i famosi clichè del samurai che vuol farsi vendetta del fratello cattivo che poi non è un cattivo campato in aria (usato anche in… indovina! Sì, in Naruto tra Sasuke e Hitachi);
sono alcuni elementi costitutivi del mondo veloce (a mio parere le puntate sono troppo poche e quindi molte parti non vengono approfondite e si vede palese la “sorvolazione”) e segreto di Nabari.
A questo punto vi chiederete: Ma allora cos’è che rende così interessante questo Nabari No Ou?
Semplice! Il fatto che da questo miscuglio di somiglianze evocative è venuto fuori un qualcosa di unico dove i personaggi creati (più o meno originali che siano) interagiscono tra loro in un modo di gran lunga più “credibile” rispetto a molti altri anime in circolazione. A parte infatti i poteri esp di qualcuno non vi sono dei “superman” che se li fai arrabbiare si trasmormano in “super sayian” o quant’altro; ma bensì, semplici ragazzi e uomini che praticano l’arte ninja, ognuno fortissimo e perfettamente “battibile” come può essere un semplice uomo.
E nonostante alcuni possiedano determite abilità, le tecniche segrete (5 in tutto, tante quanti i villaggi ninja narrati), questi a loro volta ogni volta che ne utilizzano l’efficacia ne avranno grande contropartita in energia e salute che difficilmente gli verrà restituita.
I characters, quindi, provono emozioni (trasmettendone a iosa allo spettatore), trasmettono messaggi come l’amicizia e la fratellanza, combattono contro i rivali, sanguinano (a fiumi), e muoiono; il tutto in maniera tanto realistica e ammaliante da tenere inccolati allo schermo puntata dopo puntata.
el Lobo

















