Death Note: Storia Di Individui “Annoiati” Che Fan Cose Molto …“Interessanti”

Nonostante sia stato stilato in un periodo dove prevale l’emo, quindi derivante da una corrente emo con protagonisti dalle capigliature emo, che spesso vestono emo e si comportano un po’ emo, e dalla colonna sonora arrangiata da gruppi prettamente emo; ciò di cui stiamo parlando altro non è che una pietra miliare che di emo ha solo l’origine poichè trattasi di classico fuori da ogni genere di appartenenza e/o di schema ben preciso!
Cercando (per coloro che non abbiano ancora avuto il piacere di vederlo) di non svelare troppo sulla trama, inizierei col dirvi che tutto inizia quando Ryuk, uno dei tanti dei della morte (shinigami), estremamente annoiato lascia cadere sul mondo terreno un quaderno in dotazione agli stessi che serve alla trascrizione delle anime che passeranno sotto alla cara vecchia “falce mietitrice” ovviamente con modalità ben precise dettate da varie regole scritte nel quaderno in questione a mò di istruzioni che verranno rivelate man mano nel corso degli episodi.
Il caso vuole (anche se sembra strano) che il suddetto quaderno della morte venga raccolto da Light, un brillante ragazzo anch’egli stufo della monotonia della vita e dell’incoerenza della società che gli sta intorno.
La storia si metterà in moto da qui; perchè da quel momento Light Yagami prenderà le vesti di KIRA (nome dai molteplici significati ke nell’anime gli viene attribuito dal popolo mondiale ma che fondamentalmente è la pronuncia di killer in giapponese) decidendo di impersonare giudice, giuria e giustiziere di tutti coloro che si siano macchiati di gravissime colpe con lo scopo di ottenere un mondo senza reietti, creerà opinioni contrastanti tra i rappresentati delle varie nazioni;
ed è proprio da qui che ingaggerà un indimenticabile guerra psicologica con il suo contrapposto L o Ryuzaki o come altro preferiate chiamarlo (guardando l’opera capirete) che farà di tutto per smascherare il vero KIRA.
Un susseguirsi di meccaniche di ragionamenti, decisioni, sotterfugi che non potranno che tenerci sempre sulle spine in ogni istante stimolando in noi emozioni, simpatie innate e mutevoli (capirete meglio solo vedendo) e ovviamente grandi riflessioni ad esempio sulla pena di morte o su cosa sia giusto o sbagliato piuttosto che se sbagliato voglia solo dire andar contro le decisioni di chi ci governa.
Ovviamente l’autore Tsugumi Ohba per far sì che tutto ciò funzioni ci propinerà determinate “balle” come ad esempio che (chissà come mai) i due personaggi principali non solo sono i più colti di tutto il giappone, ma sono anche campioni assoluti di discipline sportive (scoprirete quale sport), oppure che un ragazzo poco più che ventenne possa essere ultra-rinomato come investigatore a livello mondiale o che un altro coetaneo (o quasi) possa già aver collaborato con la polizia alla risoluzione di casi (?) a cui gli inquirenti stessi non ne fossero riusciti venire a capo. Ma questo è solo un piccolo dettaglio perché, anche se alcuni quasi campati in aria, tutti gli elementi di Death Note sono ben più che convincenti e verosimili; tanto da portarci a credere (o sperare) che possano davvero esistere gli shinigami anche in una realtà come la nostra.
Da vedere assolutamente! Anche perchè una volta visionato, che voi siate appassionati di un genere in particolare di anime poco importa, difficilmente il quaderno della morte potrà cadere nell’oblio della dimenticanza della vostra memoria.
Questo solo un piccolo accenno all’universo impresso su Death Note…
Nel ringraziarvi della vostra attenzione (e con la speranza che vi sia piaciuta questa recensione) vi rimando alla seconda parte che tratterà (ovviamente sempre dal mio punto di vista) come si articola la storia dalla puntata 26 sino alla fine cioè la puntata 37.
Antonio el Lobo
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