Recensione: Nabari No Ou
Mi presento, sono Antonio el Lobo e volevo ringraziare lo staff di
per avermi offerto l’opportunità di avere un mio piccolo spazio da opinionista sugli anime del momento con la speranza che voi possiate gradire… ma comunque bando alle ciance e iniziamo sin da subito!
Dall’omonimo manga di Yuhki Kamatani (giovane mangaka che debuttò proprio con quest’opera uscita nel 2004 su un settimanale), poi raccolto in volumi e pubblicato da Square Enix (colosso giapponese nato quasi inaspettatamente nel 2003 dalla fusione di due delle più vigorose e attive su ogni fronte compagnie nipponiche fondamentalmente specializzate nella produzione di videogames, per l’appunto, Square Soft e Enix); nasce la serie animata in 26 episodi di Nabari No Ou; anime che nonostante alcune piccole carenze è riuscito a richiamare a sé l’attenzione del grande pubblico di appassionati otaku e non; coinvolgendo ovviamente anche IL pubblico italico.
Italiani ai quali è stata proposta con decorrenza settimanale ogni martedì su MTV la versione curata da Dynamic Italia.
Avendo fatto questa piccola prefazione proverò a esporvi senza troppi fronzoli i punti carenti e (ovviamente) i molteplici punti di forza della serie da me notati…
Sin dai primi episodi (disegnati in modo eccellente) avvertirete un senso di “minestra già assaggiata” (con qualche ingrediente mancante e qualche altro diverso) che in un certo senso proseguirà per tutto l’anime anche se in modo più attenuato.
E già, perchè la nota più dolente, appunto, consiste nella data di produzione che rende il tutto obbligatoriamente paragonabile alla vastità di materiale pubblicato precedentemente. E la presentazione di molti (quasi tutti) i personaggi che sfruttano clichè già utilizzati non aiuta di certo.
Esempio veloce e lampante (rispetto a molti altri) potrebbe essere lo shinrabansho stesso; potere immenso sul quale ruotano gli eventi di tutta la storia: tutti bramano quel potere e i “cattivi” vogliono estirparlo dal corpo di colui che lo possiede ad ogni costo (mi suona familiare…), tenendo in conto che il “contenitore” del suddetto potere
possa discuterci dentro sè ed evocarlo in casi di estrema urgenza (almeno hanno avuto la cortezza di non fargli uscire code dal sedere!), ovviamente con tanto di terzo interlocutore che arriva a placare l’Incontrollabile (questa l’ho già vista in Evangelion, o forse in Naruto o in altre milioni di serie?), queste le somiglianze con l’anime più in voga del momento Naruto tanto per far sì che tutti abbiano un’idea.
Ma se volessimo approfondire l’argomento troveremmo molte più similitudini con altre serie!
Già da subito il protagonista Miharu Rokujo ragazzino gracile e dai tratti femminei, cresciuto senza genitori dai nonni; rievoca uno Shinji Hikari di Evangelion, ma che al contrario del predecessore viene di gran lunga meno “scansionato” (anche perchè a quel punto sarebbe aumentata la somiglianza), il quale infatti non riesce a spiegare al pubblico (e anche a spiegare a se stesso visto che fa il contrario!) questa volontà “insensata” di rimare estraneo ad ogni cosa e specialmente di rimanere indifferente a quel mondo ninja, che pulsa dentro al mondo della vita quotidiana, che è Nabari!
Questo e tanto tanto altro, come i famosi clichè del samurai che vuol farsi vendetta del fratello cattivo che poi non è un cattivo campato in aria (usato anche in… indovina! Sì, in Naruto tra Sasuke e Hitachi);
sono alcuni elementi costitutivi del mondo veloce (a mio parere le puntate sono troppo poche e quindi molte parti non vengono approfondite e si vede palese la “sorvolazione”) e segreto di Nabari.
A questo punto vi chiederete: Ma allora cos’è che rende così interessante questo Nabari No Ou?
Semplice! Il fatto che da questo miscuglio di somiglianze evocative è venuto fuori un qualcosa di unico dove i personaggi creati (più o meno originali che siano) interagiscono tra loro in un modo di gran lunga più “credibile” rispetto a molti altri anime in circolazione. A parte infatti i poteri esp di qualcuno non vi sono dei “superman” che se li fai arrabbiare si trasmormano in “super sayian” o quant’altro; ma bensì, semplici ragazzi e uomini che praticano l’arte ninja, ognuno fortissimo e perfettamente “battibile” come può essere un semplice uomo.
E nonostante alcuni possiedano determite abilità, le tecniche segrete (5 in tutto, tante quanti i villaggi ninja narrati), questi a loro volta ogni volta che ne utilizzano l’efficacia ne avranno grande contropartita in energia e salute che difficilmente gli verrà restituita.
I characters, quindi, provono emozioni (trasmettendone a iosa allo spettatore), trasmettono messaggi come l’amicizia e la fratellanza, combattono contro i rivali, sanguinano (a fiumi), e muoiono; il tutto in maniera tanto realistica e ammaliante da tenere inccolati allo schermo puntata dopo puntata.
el Lobo
1 Commento »
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Pubblicato il 11 05 2009 alle 16:26 | Numero: 1
ottimo lavoro bravo